LA REALTÀ DIPENDE DA QUALE PORTA APRI

di Daniele Belloni

Nel sogno che è questa vita camminiamo lungo un corridoio su cui si aprono numerose porte e ognuna immette su una possibilità. Vi sono porte oltre le quali ci attende l’esperienza della coscienza radicalmente libera e dell’affrancamento dalla paura, porte che immettono direttamente sotto un altro cielo e che si aprono facendo entrare il profumo d’erba di un’altra terra. E vi sono porte attraversando le quali si parla necessariamente la lingua del trauma, porte che si aprono sull’esperienza dell’incatenamento al passato e alle abitudini, porte oltre le quali si avverte la cacofonia del pensiero sconclusionato, la follia ipertrofica dell’ego. Dipende da quale porta si prende, da quale maniglia di aziona. E da quale soglia si attraversa.

Il progresso mentale ed emozionale consiste nel vedere il nome dell’esperienza sulla porta, una targa posizionata chiaramente che avverte cosa attende oltre il passaggio. Inizialmente commetteremo la leggerezza di attraversare lo stesso quella soglia, anche se il nome dell’esperienza avrebbe sconsigliato l’azione. Talvolta può essere necessario: entriamo nell’ambiente appropriato per fare un certo tipo di esperienza e raccoglierne il frutto automaticamente. Nel tempo apprendiamo in primo luogo come lasciare andare il frutto dell’azione. L’esperienza è dolorosa, ma noi ne portiamo più i segni, vagando di porta in porta. Poi retrocediamo mediante l’attivazione del retto pensiero all’inizio dell’esperienza ed evitiamo persino di entrare. Forse indugiamo sulla maniglia e contempliamo le diverse possibilità che si aprono oltre la soglia: ci attrae la memoria di un certo piacere fisico, o siamo tentati dallo sperimentare una certa emozione che solletica l’ego. Col tempo la mente si stabilizza e non siamo più mossi da desiderio e paura. 

 Troviamo attraenti alcune esperienze, altre ci spaventano e le respingiamo. Siamo desiderosi di tempo, vita e godimento, mentre respingiamo tutto quello che si oppone a tempo, vita, godimento: la sottrazione del tempo come vecchiaia, malattia e morte, la sofferenza come scarsità materiale e diminuzione dell’ego. Così non sembra di vivere. La vita fatta di desiderio è un tormento, ma è l’unica possibilità che appare sensata! 

 Filosofie complesse e raffinate visioni hanno tentato di mettere assieme vita e assenza, godimento e distacco, indicando nella cessazione della vita un passaggio potenziale verso un grado più elevato di comprensione. Sull’orizzonte di questi sistemi di pensiero si muove una coscienza in continua evoluzione di cui noi saremmo delle repliche in scala, minuscole unità di azione e comprensione dentro un movimento più ampio che cresce ed evolve assieme a noi, arricchendosi mediante le nostre esperienze, conoscendo quando noi conosciamo - di vita in vita - il dolore e il piacere, la presenza e l’assenza, l’abbondanza e la carenza. Siamo piccoli pezzi su una sconfinata scacchiera, ci muoviamo facendo un sacco di rumore, sollevando nubi di polvere. Crediamo di essere re e regine, ma ci hanno posizionato nella fila dei pedoni. E tutto questo emozionarsi, tutto questo scalpitare, tutto questo sgolarsi, urlare e cantare contribuisce a costruire un’esperienza del mondo materiale che la grande coscienza utilizza per evolvere secondo un suo disegno, a noi incomprensibile. 

 Fortunatamente l’evoluzione generale del piano di coscienza si riflette sui minuscoli attori di questa tragicomica vicenda. Allora si diviene in grado di vedere chiaramente le iscrizioni sulle innumerevoli porte lungo il cammino: segni e simboli invitano all’azione più appropriata, a passare oltre, ad aprire la porta successiva. Progrediamo al punto di applicare simboli di nostra invenzione, modelliamo la soglia e la varchiamo sull’onda di un’ispirazione che si alimenta di voci ulteriori, entriamo in dialogo con forze sottili che popolano i piani non fisici e siamo in grado di prosperare su diversi livelli, e di esprimere fiducia, entusiasmo e gratitudine. Al termine di questo procedere faticoso ed eccitante vedremo ogni evento in prospettiva, volgendoci verso il passato sapremo mettere ordine nelle memorie e vedere  quei momenti di delicata bellezza che furono con noi anche nello sconforto, l’annuncio della liberazione in un primo timido spiegarsi della ali. Lasceremo il nido verso una migrazione senza ritorno.

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